domenica 11 novembre 2012

Cuore latente

Immagine presa dal Web

Una noce di fumo si scioglie nell’aria spargendo le ceneri di fantasmi in agguato.
Il vento scompiglia capelli e pensieri verso la nebbia di un ignoto domani.
Dolce triangolo che traghetta una luna a ¾ verso voci smarrite e sagome sfocate che sorridono beffarde.
Trema il cuore con le sue paure
brividi che si spandono sulla pelle bianca affamata di carezze.
Se avrai voglia di imparare a conoscermi trascendendo oltre i limiti della brama di possesso che ingurgita i sensi
vedrai un cuore che pulsa rapido sulla panchina fredda di una stazione nebbiosa tra le stelle e l’alba di miele, tra parole taciute e lacrime asciutte.
Calore di corpi sudati frementi di passioni innescano meccanismi che generano l’universo e le sue contraddizioni.
Alchimie di sguardi calamitati intorno a  un logos primitivo e caotico che genera fremiti, palpiti e sudore d’amore.
Spingo invano le lancette del cuore.
Una timida alba invade la notte vestendo l’azzurro di un cristianesimo pagano che si erge a monito di un passato che mi renderà per sempre un’anima a metà.
Giulia Bolle

giovedì 25 ottobre 2012

Autoritratto con mosche

"Mosche intorno alla testa" - Roscio 1990, olio su carta 40x40


 Immobile e senza faccia
vaglio le mosche che mi ronzano intorno.
Che strane le mosche,
hanno ali per volare,
ognuno, anche se per fastidio, si accorge di loro…..
.....succhiano sempre dalla solita merda.
La tua voluttà tinge i miei capelli di mille colori,
onde bastarde che si contorcono in spirale
cercando di reprimere ogni altro mio desiderio
che non sia la tua anima,
questa maschera perfetta
della stessa bellezza dei fiori di plastica.
Il vermiglio minaccia i confini di un viso lontano,
si spegne la rabbia,
si spegne la vita.
Quante speranze ansimano
sulla battigia di un mare ormai piatto.
Rosario Ciotto




"Mosche intorno alla testa" - Roscio 1990, particolari

martedì 16 ottobre 2012

Gli ingranaggi del silenzio

 
ROSCIO (2006) - In attesa della parola giusta (40x40 colori su tavola, collage e nylon)

Risorgo, a rate, dall’ultima vacanza del mio cuore
e la mia faccia, in fotocopia,
è la sola che sorride, contorta,
dopo che il foglio s’inceppa
in certi ingranaggi del silenzio.
Odoro la vita per sentirne l’essenza,
visioni d’ambra, distillate con cura,
come gocce di passito.
Ieri, è troppo lontano per poterlo trattenere.
Oggi, non riesco a rammentarlo mentre passa.
Domani, spero desista dal proporsi
suicidandosi in 75cl di oblio.
La mia bocca, deserta,
attende la classica frase di circostanza,
venuta da un mondo perfetto,
da pronunziare al momento giusto.
Nuoto, ingoiando il mare,
senza sapere con chi mi sveglierò domani
e quale capo indosserò,
prima di andare in scena.
Volgendomi verso me stesso
nudo e senza bagaglio
cerco di armare la mano al tempo
quale sicario delle mie emozioni.

Rosario Ciotto
 

mercoledì 3 ottobre 2012

Ai confini del cuore

ROSCIO (2006) - La stanza, vista da fuori (40x40 colori su tavola, collage e vetro)
La prima volta che ti vidi
pensai ad una bugia perfetta
che distraesse la rotta dei miei sogni ridestati.
L’ultima ….. non la ricordo più.
Inganno le memorie del bambino
con l’acume dell’erbivoro,
masticando noiosamente gli ultimi brandelli succulenti.
Gli occhi, chiusi,
colgono scene da una frontiera invalicabile.
Distruggo con candore, senza intento,
mi bagno alla fonte dell’incoscienza,
risorgo con coraggio.
Ti vedo, ai confini del cuore,
ardere su una pira di pensieri contrastanti
mentre la mia furia,
percuote il tuo ventre con colpi proibiti,
oltre il limite di ogni sentimento.
Saldo il tuo sguardo con il palmo della mano
e m’inginocchio al tuo fianco,
cosciente che nulla di te mi è mai appartenuto.
Senso di vomito, scosse feroci,
scuotono un corpo inerme che riesce solo ad assimilare
 suoni violenti nascosti tra le piume di un giaciglio rassegnato.
La memoria della tua voce è vecchia,
vecchie sono
le promesse di salvezza che potrebbero lenire
 le piaghe di un’epidermide corrotta.
Respiro il tuo nome, in silenzio, in una stanza vuota
nella quale soffoco con cura maniacale ogni mia passione.
La camera ringrazia voluttuosamente
ridendo dei miei eccessi e della mia brutalità.
Odor di vino e di vergogna
impregnano le sue rozze pareti
mentre un nero tormentato pone fine all’agonia.

Rosario Ciotto


martedì 25 settembre 2012

A proposito di una stagione all'interno .....



Roscio - IO nonostante ME -  anni 80' - 53,5 x 58,5 tecnica mista


A proposito di una stagione all’interno……..
IO nonostante ME - particolare
Incominciai presto a chiedermi chi fossi, credo intorno ai dodici anni, e soprattutto perché ero. Davo per scontato che fosse un pensiero condiviso tra i miei coetanei e che tutti avessero, assieme a sesso e “proibito comune”  curiosità, inespressa per pudore, riguardo a certi temi. Mi resi conto presto che non era così. Cominciai quindi a mascherare questa mia “debolezza” fino alla maggiore età, quando, in ambito universitario capii che le mie angosce giovanili erano privilegio di pochi eletti che si consideravano PENSANTI. Ricordo lo smarrimento e l’inadeguatezza, non mi ci ritrovavo. Da un lato il crogiuolo del pensiero ad uso e consumo di un branco di intellettuali ortodossi non praticanti, dall’altro una vastità terrificante di umanoidi che per chissà quale alchimia divina svolgevano correttamente le funzioni biologiche elementari. Continuò pertanto la mia ricerca in solitudine. Una delle pietre miliari di questo peregrinare è il quadro che vi propongo oggi. Il titolo originale, non lo ricordo più, di solito targa, per necessità di riconoscimento, quanto produco chi mi sta accanto in quel momento, io i titoli li considero, sbagliando, un inutile orpello. Da quando l’ho prodotto, credo anni ottanta, è stato sentinella fedele di ogni ingresso dei miei ambienti. Ancora oggi assolve con diligenza la sua funzione, ricordarmi che mai potrò giudicarmi obiettivamente, ogni volta che entro in studio. Lo descrivo brevemente, visto che le immagini potrebbero non essere esaustive. E’ composto da una tavola sulla quale, come i moderni livelli dei software di fotoritocco, sono adagiati in sequenza: uno specchio, la lastra RX di un torace e una pelle di stoffa raggrinzita squarciata, bordata da un’eloquente cerniera rotta con crocifisso pendente. Ogni volta, e capita sempre, che qualcuno entrando me ne chiede il significato, lo invito a porsi davanti al quadro e a dirmi cosa vede. Il novanta per cento dei soggetti incomincia a parlare di stoffa, cerniere ecc.. Quasi nessuno mi parla del proprio viso, la propria esteriorità riflessa dietro la quale, nonostante sforzi e lacerazioni non riusciamo ad andare fino in fondo, se non con l’indulgenza del nostro ego apparente. Ancora osservo ….. ancora mi chiedo.

P.S. mentre caricavo le foto, ho trovato un titolo: IO nonostante ME, che ne pensate?
Rosario Ciotto

"IO nonostante ME" particolari























venerdì 14 settembre 2012

Una stagione all'interno

ROSCIO (2006) - Una stagione all'interno (40x40 olio su tavola, collage e rete)

Eppur mi sembra ancora di averti accanto
Gli odori si mischiano
alle note di un deja vu musicale,
mentre luce e tenebre
combattono una delle due consuete battaglie quotidiane,
lasciando come unica carità
gli ultimi raggi radenti di una misera giornata.
Col feticcio del mio cuore
appeso a un chiodo, ai piedi del tuo letto,
il genio, inane, distilla tuttavia gocce di nettare
dalla mia tormentata essenza.
Raccatto brandelli di razionalità sopita
e li incollo sull’imballo
di un’ipertrofia emozionale ormai ingombrante.
Mentre la mente spiega al cuore
le sue stupide ragioni,
la penna si insinua tra le viscere
per scrivere la storia di un'ultima
“stagione all’interno”

Rosario Ciotto

giovedì 6 settembre 2012

Serata con Luna

Roscio, serata con luna (fotografia) 

Si ricomincia. Agosto ci lascia con qualche nuvola che, ai più, appare inopportuna e fatalmente si ricomincia. Complice la mia indolenza prevacanziera o una svogliatezza atavica che, attualmente, mi rende complicata ogni attività, mi ritrovo con qualche impegno insoluto. Armato di una pingue scorta di buone intenzioni, cerco di recuperare con qualche oretta di lavoro supplementare che mi porta a rincasare un pò dopo. Il rito è sempre lo stesso: percorso in apnea celebrale da studio a casa e cruento bilancio giornaliero faccia a faccia con la mia immagine riflessa nello specchio dell'ascensore ornato dell'immancabile zanzara spiaccicata con tanto di scia ematica in evidenza.
Qualche sera addietro, appagato da una proficua giornata, riuscii a cogliere interamente l'ultima traccia di razionalità tra le pieghe del mio viso, lasciando solo l'uomo senza la convenzione di esistere. E' difficile spiegare la sensazione di vuoto, prima ti spaventa, poi ti affascina ed infine ... ti sazia. Fu in queste condizioni che sbarcai, alla fine dei sei piani, davanti all'uscio di casa, sazio. Senza passare, quindi, dalla cucina mi diressi con pigrizia verso la portafinestra della mia veranda. Ciò che vedete nella foto si presentò ai miei occhi. Inevitabilmente incominciai a pensare, ed i miei pensieri, come immaginerete, sono preda di tanti "contrasti irrisolti". Spolverai  l'indolenza, scattai la foto e scrissi:

Vomitata dall'orizzonte 
la luna piena irrorava le anime di tensioni e cupi presagi.
Le nuvole, bagnate dalla sua pallida luce
vagavano lente in processione silente.
Candida la sua apparenza,
sporca e corrotta la sua essenza...
Per non parlare della sua faccia nascosta.
 Rosario Ciotto